Secondo il Dizionario di Filosofia Treccani la noia è “Una condizione, transitoria o duratura, di insoddisfazione frustrante, di indifferenza inquieta e disaffezione dolorosa verso una realtà esperita come priva di significato.”
È, quindi certamente, una sensazione impegnativa, può racchiudere in sé inerzia, fastidio, distacco, disinteresse, mancanza di senso. Può emergere mentre fate qualcosa o anche quando non state facendo nulla, traducendosi nel non sapere cosa fare, non sapere come impiegare il tempo in qualcosa che vi prenda, vi coinvolga, vi motivi, vi dia la carica giusta per agire.

Nulla a che vedere con uno stato di rilassamento, insomma, la noia porta sempre con sé uno stato di tensione, è come restare in attesa di qualcosa, ma non si sa di cosa.
Per quanto faticosa da gestire come sensazione, la noia è, però, un’opportunità per scoprire quali siano i propri reali desideri.
Secondo lo psicologo clinico John Eastwood, infatti, la noia è un’esperienza durante la quale un vostro desiderio non viene appagato. Questo stato non dipende, quindi, dall’assenza o dalla qualità degli stimoli esterni, ma dalla mancanza di contatto con il vostro mondo emotivo.

Sebbene una persona annoiata pensi che sia il mondo esterno a non riuscire a coinvolgerla sufficientemente, il vero problema potrebbe essere, in realtà, l’incapacità della persona stessa ad accedere consapevolmente alle proprie emozioni e comprenderle.
Cercare nuovi stimoli e distrazioni quando siete annoiati non è, quindi, una strategia utile, perché vi allontana ancor di più da ciò che volete veramente. Sul momento, ingaggiarsi in qualcosa allevierà sicuramente la noia, ma, nello stesso tempo, a lungo termine vi renderà più esposti a nuove “ondate di noia” e, di conseguenza, bisognosi di un’esperienza ancora più stimolante ed intensa.
Quando siete annoiati voi siete in stallo.
Ciò che volete veramente è tenuto fuori dalla vostra consapevolezza, ma la tensione emotiva legata a ciò che vorreste resta e dà origine a quel senso di irrequietezza.

In qualche modo, a un certo punto, seppur brevemente, ciò che desiderate voi lo avete sentito consapevolmente, è stato reso cosciente per poi tornarsene nel suo nascondiglio, ma conservate la forza che ha smosso e ancora continua a smuovervi.
Ovvio che vi sentiate insoddisfatti: qualsiasi stimolo che possa soddisfarvi o è troppo simile a ciò che avete bloccato e respinto, e in quanto tale lo tenete a distanza, o troppo diverso da ciò di cui avete bisogno per darvi un senso di gratificazione.
Perché vi stiate trattenendo a riguardo è soggettivo, riguarda i vostri vissuti e la vostra storia personale.
Quello che è oggettivo, invece, è che quando vi annoiate il vostro mondo interno vi sta dando informazioni importanti sul momento che state vivendo e su ciò che state facendo, sarebbe il caso di fermarsi e valutare:
- se vi interessa e quanto
- se vi appartiene davvero
- se state sentendo di fare la cosa giusta per voi
- se vorreste fare altro
- se è necessario un cambiamento
- se state facendo troppo e siete stanchi
- se…
Provate a porvi queste domande, per capire cosa vi passa per la testa quando vi sentite annoiati.

Cosa vi frena dal sentirvi coinvolti in ciò che fate? Che significato ha per voi? È qualcosa che non volete fare? Perché? E cosa preferireste fare?
La noia vi sta dicendo qualcosa di voi, vi sta informando che non siete connessi con i vostri desideri.
Sta a voi darle ascolto.
Bibliografia
John D. Eastwood, Carolina Cavaliere, Shelley A. Fahlman, Adrienne E. Eastwood – A desire for desires: boredom and its relation to alexithymia – Personality and Individual Differences 42 (2007) 1035–1045
